Testi critici

"... Gli scorci proposti da Marina Falco sono come fotografie ingiallite, un po' offuscate: gli alberi sfioriscono, i muri si corrodono, si lacerano. Il rosso pompeiano dominante, cui fa da contrappunto una terra bruna usata con parsimonia, è il colore caldo e assolato della produzione recente di questa artista: è la calura delle sue origini partenopee che Marina Falco ha portato con sé..." Luca Pietro Nicoletti, gennaio 2008.
"... Dittici pittorici, convergenti oppure divergenti, sono lo strumento espressivo utilizzato da Marina Falco per esprimere le tensioni, le disarmonie e le frammentazioni del presente. All'interno di una narrazione che procede per le fasi antitetiche e contrastanti, il paesaggio naturale, nell'alternarsi ciclico e ineluttabile delle stagioni, diventa motivo conduttore della pittura della Falco. Un paesaggio evocato nelle cromie calde e crepuscolari dell'autunno o nelle luci rosse e infernali delle terre estive bruciate dal sole, nei toni grigi appena ravvivati dall'emergere azzurrognolo del solstizio invernale o nelle fioriture rigogliose e vegetative della primavera. Un paesaggio che diventa luogo di memoria e di riflessione sul Tempo vissuto, sia intimo e personale che storico e a-temporale. Allora il trasmutarsi continuo delle velature, delle trasparenze e delle gradazioni di colore, nelle opere della Falco, può essere metafora delle trasformazioni mutevoli dell'anima e, nello stesso tempo, dell'avvicendarsi di rimandi e reminiscenze alla mitologia e alla storia." Chiara Canali, giugno 2006.
"... Passeggiando tra i vicoli contemplati da Falco, aspirando il profumo dei suoi giardini, immergendoci insieme ai suoi corpi nel sereno increspare del suo mare, troviamo, nella giustapposizione di vuoti e concrezioni tipiche del suo tessere, la cosmica reciprocità delle infinite cose-evento che costituiscono la realtà trasfigurata dal vuoto. Nel fluire del respiro e del gesto purificati dalla pratica del vuoto, possiamo finalmente dimenticare l'opposizione tra sé e mondo ed esperire l'universo come la non ostruzione dei diecimila esseri, come la luminosità d'infiniti cristalli che si riflettono reciprocamente quella rete di cristalli che è autoconsistenza senza ostruzioni (shi shi wu ai), al cui interno, da tempo immemore, si di-segna e si ripete la vita..." Paolo Cappelletti, marzo 2006.
"... La pittura ha un rapporto con la materia ben diverso da quello che ha la poesia. Marina Falco lo sa: il suo viaggio è innanzi tutto interno a colori, trasparenze, prospettive, fasci di luce, con la consapevolezza di un alchimista che sta trasformando la pietra in oro, la tenebra in sostanza solare [...] Corpi che ascendono, che si scorticano, che si denudano, strade rosse e fiori di fuoco: che potenza di concezione, che duro segno primordiale, che energia achea nel lavoro di questa pittrice coraggiosa che sa coniugare rigore e passione!..." Giuseppe Conte, maggio 2003.
"... Corpi,spazi,luoghi, pelle turbolenta del mondo.Le immagini dell'artista scendono oltre le sorgenti del sangue e della carne verso l'archetipo delle emozioni, tra il ricordo di Pompei e le antiche sinopie del mito..." Giorgio Seveso, maggio 2002.
"... Visioni,o meglio frammenti che sembrano voler interpretare il paesaggio ad un'età diversa e ancor non definita, in cui i personaggi appaiono sospesi e portatori di messaggi universali di vita, di morte e di sofferenza. In questo senso l'artista si sofferma sui richiami agli orrori della guerra e alla folle autodistruttività dell'uomo che abita città diverse e impenetrabili. Ma ciò che più affascina in queste opere è la percezione suggerita dall'impareggiabile armonia del frammento che si completa nel fantasma di spazi mentali divenuti simulacri di un sogno: quello di una lontana bellezza. In questa dimensione si realizza il recupero non tanto di un'età storica dell'arte ma di un archetipo, di un elemento al di fuori del tempo, il mito appunto..." Mimmo Di Marzio, settembre 2000.
"... Marina Falco affronta dunque il mondo dell'alchimia, alla ricerca di quelle forme e sostanze che racchiudono il senso nascosto delle cose. Accende soli neri, scava attraverso le valenze del colore. Un'azione, questa, che la pittrice opera anche fisicamente sul supporto, lacerando e sfibrando la tela e le carte su cui si trova la rappresentazione, rendendo ancora più drammaticamente vuote immagini piene di frammenti e di tracce di sofferenza..." Elena Di Raddo, maggio 1999.
"... La pittura di Marina Falco, mediterranea, schietta e preziosa, è pittura del vissuto, della memoria, dei resti dei colori flegrei e delle tracce degli umori antichi, è pittura del tempo che corrode e smangia i fregi e le metope, i frontoni e i capitelli, è pittura del tempo che trasforma l'arte, è l'arte che ripercorre se stessa, che si confronta con la propria storia, con le proprie forme, che si interroga sul proprio passato per dare un senso e un nerbo nuovo al proprio presente..." Cinzia Bollino, giugno 1998.